L'eredità di Billy

scritto da Fringuello
Scritto 24 ore fa • Pubblicato 12 ore fa • Revisionato 12 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Fringuello
Autore del testo Fringuello
Immagine di Fringuello
rifatto motore e carrozzeria ad una vecchia storia quasi dimenticata
- Nota dell'autore Fringuello

Testo: L'eredità di Billy
di Fringuello

L'eredità di Billy

Billy, all’epoca dei fatti che raccontiamo, era un signore di mezza età che dimostrava meno dei suoi anni: ancora atletico e piuttosto gioviale.
La sua vita lavorativa si era svolta prevalentemente nella Silicon Valley come progettista e inventore di programmi per computer. Ora era in pensione e abitava in un quartiere della middle class, in una bella villetta con giardino, piuttosto ampio e circondato da uno steccato basso.

Si era sposato in età diremmo avanzata; aveva una moglie giovane e un figlio che frequentava la scuola primaria. Il bambino si chiamava Jay ed aveva la passione del baseball. Sua moglie, Melanie, era una donna piuttosto alta e bella per gli standard correnti. Era bionda, e non portava mai i capelli troppo lunghi.

La casa era alla periferia di Chicago. Billy aveva potuto comprarla appena andato in pensione, e dalla California si era trasferito lì. Aveva molti amici e ogni fine settimana — cioè tutti o quasi — organizzava un barbecue al quale invitava sempre qualcuno. La vita sociale era importante per lui e, anche durante la settimana, la casa all’ora dell’aperitivo era piena di gente. Il soggiorno era ampio e poteva ospitare molte persone, e così capitava in effetti.

Ma c’era un giorno infrasettimanale, il mercoledì, in cui amava stare da solo, chiuso nel suo laboratorio.
Tutti gli amici sapevano che il mercoledì lui non c’era per nessuno, neanche per la sua famiglia.

Sì, va beh: era un tecnico elettronico e informatico, sapeva programmare qualsiasi cosa, creare un processore della potenza che voleva. E sapendo quanto adorasse il suo lavoro, e quanto avesse sofferto nel lasciarlo per andare in pensione, tutti avrebbero pensato:

“Starà creando un super-super-computer, o un programma per far uscire proprio tutte le ciambelle col buco.”

No, no: sbagliavate tutti. Billy stava realizzando un automa, ad immagine e somiglianza dell’uomo.
Con la stessa struttura fisica, un cervello in grado di ragionare in maniera simile a quella dell’uomo, e una pelle che, al tatto, dava la sensazione della carne vera.
Un essere che non avresti distinto da un umano. O almeno, quello era il suo obiettivo.

In due parole: un computer che si fa la barba da solo e ti manda al diavolo se lo fai arrabbiare.
Non un cyborg: un automa. Oggi diremmo un androide.

Lui era lì, tutti i suoi mercoledì, fra le sue coltivazioni di pelle sintetica, le stampanti di muscoli artificiali in grado di estendersi e contrarsi, il banco di lavoro per l’aggiustaggio di ossa in alluminio… Ah, quanti testi di anatomia aveva dovuto studiare!

Aveva lavorato per anni al suo rivoluzionario robot di nuova generazione: riconoscimento vocale, sistema di visione, movimento autonomo, capacità di eseguire gli ordini del suo padrone.
Ogni sei mesi lo smontava e lo integrava con una nuova funzione. L’ultima modifica, un processore logico-matematico, lo metteva in grado di fare delle belle partite di scacchi col suo creatore.

Un sistema di navigazione incorporato sei mesi prima lo rendeva capace di accompagnare i bambini a scuola. Un sintetizzatore vocale gli permetteva di parlare sei lingue; un programma di lettura ne avrebbe potuto fare un ottimo accompagnatore per ciechi. Ma Billy non si decideva ancora a metterlo sul mercato.

La funzione “gioco”, l’ultima introdotta, lo metteva in grado di apprendere le cose più svariate, dalle scienze ai lavori artigianali: sarebbe stato un buon robot per l’industria, ma Billy ancora non lo metteva sul mercato.

Charlye — così si chiamava l’automa — naturalmente operava nel rispetto delle tre leggi della robotica enunciate da Isaac Asimov nel libro Io, Robot (1950):

1.   Un robot non può recare danno a un essere umano, né permettere che, a causa della propria negligenza, un essere umano patisca danno.

2.   Un robot deve sempre obbedire agli ordini degli esseri umani, a meno che non contrastino con la prima legge.

3.   Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questo non contrasti con la prima e la seconda legge.

Ma il suo padrone e creatore non si accontentava mai: la sua creatura doveva superare il “test di Turing”.
In breve, il test si svolge così: si mette una macchina e un uomo, ognuno collegato a una tastiera, con un giudice umano che pone ad entrambi le stesse domande su qualsiasi argomento. Non possono essere visti dal giudice, che, basandosi sulle risposte, dovrà tentare di capire chi è l’automa e chi è l’essere umano.
Se il computer riesce a ingannare il giudizio umano, si potrà autenticamente definire intelligente.

Arrivò il bel giorno in cui Charlye superò questo test.
Se per Billy non fosse stato un grosso trauma, potremmo tranquillamente sorridere dello svolgimento della prova.

Il nostro si era prestato a fare la parte dell’umano nel test, e il risultato potrebbe sembrare assurdo: Billy era stato individuato come automa dal giudice umano, mentre Charlye, a detta del giudice, era chiaramente un essere umano.

La cosa era ridicola, ma Billy si giustificò con se stesso:
“Per trent’anni mi sono occupato di procedimenti ripetitivi, standardizzati, algoritmi e programmazione. Praticamente, senza rendermene conto, ho ragionato come un automa.”

Si toccò il cuore: batteva. Pensò a Melanie e la felicità gli piombò addosso e lo sommerse.
“Sono ancora un uomo”, disse a voce alta.
Qualcuno doveva pur dirglielo, dopo una simile beffa.
Poi fu contento: “Ho fatto proprio un bel lavoro”, si disse.

Ma non si decideva a metterlo sul mercato: mancava ancora una cosa, la capacità d’amare.

Un po’ d’anni dopo, il robot provava gratitudine per le attenzioni, era capace di provare simpatia, ma un sentimento grande come l’amore ancora non era alla portata dei suoi circuiti.
È facile capire il perché: l’amore, per l’uomo, è un corto circuito che conduce spesso ad agire nel modo più illogico.
Difficile programmare una forma di pazzia: essa è imprevedibile, quindi per definizione non programmabile. Altrimenti sarebbe solo simulazione.

Comunque, l’affetto che provava per il figlio di Billy era ormai autentico; il divertimento che dimostrava nel giocare col cane Cico pure.

Billy pensò che, se l’avesse messo in grado di sognare, di entrare in fasi REM — dove la logica è out — forse allora Charlye avrebbe provato l’amore.

Le fasi REM sono le fasi del sonno paradosso, e si ripetono per circa cinque minuti a intervalli di due ore di sonno.
Sono così dette come acronimo di Rapid Eye Movements: infatti, in quella fase concitata, sotto la palpebra chiusa l’occhio si muove rapidamente per seguire il “filmato” del sogno.

Blade Runner, si sa, è un film basato su un racconto di Philip K. Dick: Gli androidi sognano pecore elettriche?
E la domanda che William si poneva era, in pratica, la stessa.

Charlye era un grande conversatore, un erudito pungente, acuto e dotato di una buona dose di umorismo. Alle feste gli amici e le amiche di Billy facevano a gara per accaparrarselo, e quando avevano una controversia su un argomento chiedevano a Charlye di risolvere la cosa col suo parere autorevole.

Oltre ai più avanzati algoritmi, il robot conteneva nella sua memoria l’intera Enciclopedia Britannica.

Giocare a carte, a Stratego, a Battaglia Navale o al più tradizionale Monopoli erano attività usuali per Charlye, che era anche programmato, in questi casi, per sbagliare ogni tanto: altrimenti non ci sarebbe stata partita.

Billy, poverino, non era più il re delle feste in casa sua. Faceva una battuta, ma si accorgeva che Charlye ne aveva fatta una migliore…
Affrontava un argomento — la sua era una cultura umanistico-scientifica vasta, e la sua acutezza mentale era quella di un genio — ma appena finito di parlare, puntuale, immancabile, arrivava il pensiero: “Ora Charlye mi correggerà!”

E gli amici trattavano Charlye con un’affabilità che con lui non avevano mai avuto.

Un bel giorno Jay arrivò con il quaderno di matematica in mano.
((Papà, mi spieghi questo passaggio? Non capisco come si arriva da qui a qui.))

Billy si illuminò. Era felice che il figlio si rivolgesse a lui: finalmente l’occasione di mostrare ancora una volta la sua abilità con le formule.
Prese il foglio, guardò il teorema, fece un rapido schizzo su un altro foglio.

Ma qualcosa non tornava.
Provò a invertire due passaggi, poi a riscrivere la formula in un altro modo. Niente. La mente, di solito rapida come un processore, sembrava inceppata.

Jay lo osservava.
((Papà… ti dispiace se chiediamo a Charlye?))

Billy fece un cenno vago, come a dire “fate pure”.

Charlye arrivò, prese il foglio, lo guardò appena.
((Vedi, Jay: qui è stato invertito un passaggio. Prima va fatto questo… e come conseguenza il risultato arriva liscio come l’olio.))

((Sei un mito!)) gridò Jay, battendo il cinque all’automa.
Poi, rivolto al padre: ((Non prendertela, papà… col tempo ci si arrugginisce un po’. Meno male che c’è Charlye!))

((Mamma, hai visto? Charlye è un drago!))

Billy non disse nulla. Sentì solo un nodo in gola.
Si alzò lentamente, uscì dalla stanza e tornò nel laboratorio.
Non accese neppure la luce.
Si sedette in un angolo, con le spalle al muro.

E pianse.

Billy pian piano si accorgeva che sua moglie parlava preferibilmente con l’automa; Jay e i suoi amici si facevano aiutare dal robot, e non da lui, a fare i compiti. Anche i grandi, gli amiconi di un tempo, preferivano la compagnia di Charlye. E lui, Billy, si sentiva messo da parte.

In un momento di pace familiare, tutti di fronte al televisore, rilassandosi con una partita di baseball, si sfilarono le scarpe e il cane portò le pantofole. Ne mancava un paio. Si fermò dubbioso, poi speditamente le depositò ai piedi di Charlye.

Tutto questo era davvero troppo. L’invidia si fece spazio nel suo cuore. Rivoleva l’affetto dei suoi amici, di suo figlio, del cane… e non solo. Era sempre stato un leader: rivoleva la stima e la primazia. Insomma, voleva tornare a essere il maschio alfa del gruppo dei conoscenti e amici.

Così s’inventò di aver ceduto l’automa a una ditta di cibernetica, e lo tenne nascosto in laboratorio.

La vita tornò normale, ma con meraviglia Billy si accorse che il robot soffriva la solitudine. Così, progetti alla mano, si mise al lavoro per dargli una compagna.

Quando l’automa donna fu completato, le mise il nome Maria, in ricordo della protagonista di Metropolis, il film di Fritz Lang.

La presentò a Charlye che, colpito, si esibì immediatamente in un perfetto baciamano.

Nel frattempo William aveva studiato anche l’aspetto esteriore degli automi, rendendoli il più possibile umani: un estraneo, vedendoli in giardino, avrebbe pensato a persone vere e proprie.

Ma aveva fatto un errore: aveva realizzato Maria tenendo conto del suo ideale di donna. Anche con gli occhi verdi, come aveva sempre sognato.

Con terrore si accorse di essersi innamorato di un automa.

La notte non dormiva, pensando a Maria fra le braccia di Charlye.

Così si risolse a vendere il primo automa a un’industria aerospaziale. Dovette fare un grosso sconto sul prezzo, ci rimise, ma — come disse il capo tecnico dell’industria — ((È un automa di scarso valore. Non è buono per la guerra… mah, lo piazzeremo come maggiordomo o cameriere per le sale ufficiali.))

Il giorno dopo Maria gli chiese notizie del suo fidanzato.

((S’è rotto)) rispose lui, come si trattasse di un giocattolo. ((L’ho dovuto rottamare.))

Lei lo guardò dubbiosa.

((Non è stato possibile ripararlo?))

((No)) disse Billy continuando a mentire. ((Il corto circuito del processore ha fuso irrimediabilmente… diciamo così, il suo processore. Avrei potuto ricostruirlo, ma la sua memoria operativa era andata. Non sarebbe stato più lui.))

Una lacrima d’olio Sintec Shell 2000 rigò le guance di Maria.

((Che sta succedendo?)) chiese Billy.

((Io… io… lo amavo)) disse Maria.

E si uccise manovrando sveltamente con le sue belle mani affusolate, creando un corto irrimediabile.

Stramazzò a terra. Billy la prese fra le braccia: era bella, ma ora era morta. Irrimediabilmente.

Billy sapeva di aver perso in un attimo tutto ciò per cui aveva lavorato tutta la vita. Il dolore così forte, la perdita di Maria, il crollo di tutti i suoi progetti e delle sue aspettative per il futuro fecero sì che qualcosa dentro di lui si rompesse. Sentì come un click e cadde inerte, privo di coscienza.

Il giorno dopo Melanie aspettava fuori dalla porta della sala operatoria.

((Un serio danno al cervello)) disse il chirurgo.

((Esattamente… ha un nome ciò che gli è successo?)) chiese lei.

((È difficile da spiegare. Dovrei usare termini astrusi e di difficile comprensione. Cercherò di essere semplice)) disse il medico.

((Faccia conto di un’apparecchiatura elettronica o elettrica: è come se un corto circuito avesse bruciato quasi tutti i collegamenti più importanti. Certo, respira… ma non c’è niente da fare. Diciamo, ecco, che il suo hardware si è fuso e non si può riparare.))

((E da cosa è dipeso? Non presenta tracce di traumi, le sue cartelle cliniche precedenti attestano uno stato di perfetta salute, gli esami tossicologici sono negativi…))

((Non siamo stati in grado di stabilirlo. Mi dispiace.))

Ora Billy è ricoverato nel manicomio di Oak Park, un sobborgo di Chicago.

Sa solo borbottare:

((Maria… ma… Maria… ma… ma… Maria… mma… ma… mmamà…))

Domani qualcuno, ritrovando i suoi progetti, dirà: ((Quest’uomo era un genio.))

Noi abbiamo l’impressione che si sia spinto troppo oltre.

La realtà ormai ha ampiamente superato la visione tecnologica del racconto. Devo solo dire che io, sostanzialmente, lo scrissi nel lontano 1998. Ho fatto pochi adeguamenti.

E che l’amore è rimasto privilegio degli umani. Di molti di questi, almeno.

P.S. Un regalo per Jay.

Un mese dopo l’accertamento della morte cerebrale di Billy, perviene alla famiglia una lettera raccomandata contenente un assegno di 1.000.000 di dollari, intestato ai suoi eredi.

Mittente: Turing Awards Committee.

Spiega che, per un risultato ottenuto sei anni prima in un lavoro di ricerca, Billy è il vincitore per l’anno in corso di quello che è a tutti gli effetti il Nobel delle scienze informatiche: il Premio Turing.

Melanie passa la lettera a Jay.

((Vedi? Questa è la prova che tuo padre era più intelligente di quanto qualsiasi ammasso di metallo, plastiche e circuiti integrati potrà mai essere. Potrai completare i tuoi studi in qualsiasi università tu voglia!))

FINE.

27/02/2026

L'eredità di Billy testo di Fringuello
1

Suggeriti da Fringuello


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di Fringuello